Il mio NO alla Riforma Costituzionale.

29Set

Nei giorni scorsi il Consiglio dei Ministri ha fissato la data del referendum costituzionale: domenica 4 Dicembre 2016 sapremo se la riforma costituzionale approvata dal Parlamento sarà confermata dagli elettori.

Ho studiato il testo deliberato da entrambe le camere per farmi una idea sulla validità della riforma. (Per chi sta leggendo questo articolo è bene sapere, prima di tutto, che non amo particolarmente la nostra Costituzione, figlia di dottrine politiche in cui non mi riconosco.)

COSA VA A MODIFICARE QUESTA RIFORMA?

A grandi linee le tematiche che vengono affrontate in questa riforma sono quelle che ora andrò ad elencare; per un ulteriore approfondimento vi rimando a questo link della Camera dei Deputati dove potete trovare molti dossier e il testo completo.

1) Senato

La Camera alta del nostro Parlamento non sarà più eletta a suffragio universale dai cittadini, ma sarà un organismo di secondo livello, i cui 100 membri saranno nominati dalle Regioni. Le Regioni quindi avranno il compito di nominare Senatori 74 Consiglieri Regionali, suddivisi proporzionalmente fra le Regioni, e 21 Sindaci, uno per Regione ad eccetto del Trentino Alto Adige che ne nominerà 2. A questi si aggiungeranno 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica che rimarranno in carica per sette anni. Sono aboliti i senatori a vita.

Inoltre, non esisterà più il vincolo di approvazione di tutte le leggi, così come l’approvazione della fiducia sul governo da parte del Senato, ma essa dovrà esser chiesta solamente in casi particolari; dopo vi spiegherò quali.

2) Elezione del Presidente della Repubblica.

Per l’elezione del capo dello stato non parteciperanno più i delegati regionali, ma solamente le due camere, in seduta comune.

3) Abolizione del Consiglio Nazionale per l’economia e il lavoro.

Il Cnel, un organo ausiliario previsto in costituzione ed avente diritto di iniziativa legislativa, viene abolito.

4) Modifiche al Titolo V.

Con questa riforma più di venti materie legislative tornano alla competenza esclusiva dello Stato. Fra le più importanti: ambiente, gestione aeroporti e porti, trasporti, energia, politiche per l’occupazione, ecc. Dopo le vedremo nel dettaglio.

5) Modifiche al referendum abrogativo e leggi di iniziativa popolare.

Viene innalzata la soglia per proporre una legge di iniziativa popolare, da 50mila a 150mila firme, e viene modificato, in parte, il quorum per i referendum abrogativi: nel caso che le firme raccolte siano 800.000 si passa dal 50% degli aventi diritto al 50% dei votanti dell’ultima tornata elettorale.

PAGINA WEB DELLA CAMERA DEI DEPUTATI CON I DOCUMENTI SULLA RIFORMA: http://www.camera.it/leg17/465?tema=riforme_costituzionali_ed_elettorali

LINK AL TESTO DELLA RIFORMA A FRONTE CON LA COSTITUZIONA VIGENTE SUL SITO DELLA CAMERA DEI DEPUTATI: http://documenti.camera.it/leg17/dossier/pdf/ac0500n.pdf

COSA NE PENSO?

Parto dal punto 3), l’abolizione del Cnel. Sono favorevole al fatto che si semplifichino gli organi dello stato, soprattutto quelli inutili. Inutili a tal punto che moltissime persone non ne conoscono neanche l’esistenza.

Per quanto riguarda il punto 2) comprendo la scelta fatta dal Parlamento. Considerando, poi, che in questa riforma si abolisce il Senato così come lo conosciamo e lo si trasforma in “camera di rappresentanza delle regioni”, non avrebbe più senso far votare anche i delegati regionali nell’elezione del Presidente della Repubblica

Punto 1). Non condivido assolutamente la creazione di una camera di rappresentanza delle Regioni siffatta. Il primo motivo è il fatto che questa camera potrà esaminare tutte le leggi approvate dalla Camera dei Deputati facendone richiesta entro 10 giorni. Questo meccanismo si limita a smorzare e non elimina del tutto il bicameralismo che tanto ha rallentato il processo legislativo italiano. Si sarebbe potuto abolire del tutto il Senato, passando ad un monocameralismo, garantendo il raccordo fra lo Stato e gli enti locali con altri organismi ed in altri modi. Dato che, invece, si mantiene  in vita questa camera, sarebbe opportuno che fosse eletta dai cittadini e che il ruolo di senatore fosse ricoperto a tempo pieno, non part-time, dato che i suoi membri saranno Consiglieri Regionali e Sindaci.

Punto 5). Il fatto che si alzi la quota delle firme prevista ai fini la presentazione delle leggi di iniziativa popolare non mi convince del tutto, anche se si prevede che esse debbano essere calendarizzate in breve tempo dalla Camera. Avrei preferito che si lasciasse il limite a 50.000 firme, obbligando il Parlamento a discuterle in tempi brevi, se non brevissimi. Per quanto riguarda il referendum, qui cambia poco. Bene che si abbassi il quorum nel caso che le firme presentate siano 800.000 invece di 500.000, anche se avrei preferito che si annullasse del tutto. Credo sia giusto che le decisioni siano prese da chi va a votare, senza che siano gli astenuti a prenderle per tutti. (Niente in contrario con chi si astiene dal votare, qualsiasi sia il motivo, ma che almeno sia lasciato a chi lo fa il diritto di decidere, così come avviene nelle elezioni senza quorum.)

Punto 4). Sono assolutamente contrario a questa scelta politica di accentrare nelle mani dello Stato ulteriori competenze legislative. A mio avviso la soluzione sarebbe quella di procedere verso un federalismo regionale e spostare sempre più competenze dallo Stato alle Regioni. Evidentemente il nostro Parlamento non la pensa così e vuole avviare un processo contrario a quello cui le precedenti riforme costituzionali tendevano. Inoltre, un comma del nuovo articolo 117 della Costituzione prevede che “Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale.“. In pratica con una legge dello Stato quest’ultimo potrà intervenire in qualsiasi materia che non è di sua competenza esclusiva, nel caso che “l’unità giuridica o economica della Repubblica o la tutela dell’interesse nazionale lo richieda”. Una condizione tutt’altro che circoscritta a specifiche situazioni, ed anzi parecchio generica, che apre le porte ad una netta ingerenza da parte dello Stato centrale nelle competenze delle Regioni.

Fra le altre cose che mi sono saltate all’occhio leggendo la riforma, c’è il nuovo articolo 70, riguardante la formazione delle leggi. Attualmente l’articolo 70 recita così: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.”.

Se la riforma costituzionale verrà confermata dal referendum, sarà così: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo commaLe stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma. Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati. Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata. L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti. I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione. I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei deputati.”

Capisco che un bicameralismo paritario necessiti di norme più semplici per l’approvazione di una legge, poiché entrambe le camere hanno le stesse funzioni, ma non mi pare che questa riforma sia un chiaro esempio di semplificazione, no??

Dopo un’attenta analisi di questa riforma, ho deciso che il prossimo 4 Dicembre voterò NO al referendum costituzionale.

Una riforma che non abolisce il Senato ed il bicameralismo ma peggiora ancora di più la situazione in molte circostanze.

Una riforma che toglie poteri alle Regioni per accentrarli nelle mani dello Stato.

Una riforma che complica notevolmente la formazione delle leggi, che già non è per niente semplice.

Una riforma che, considerando il clima e i modi in cui è stata approvata in Parlamento, poteva veramente cambiare in meglio la legge fondamentale dell’Italia. Mi dispiace non ci sia stata la volontà di farlo realmente.

 

PS: Lasciamo perdere il testo che troveremo sulla scheda elettorale…