CentroDestra: costruire un’alternativa per un popolo senza casa.

21Dic
Il Referendum Costituzionale che si è tenuto lo scorso 4 Dicembre ha aperto, di fatto, una nuova fase politica per il nostro Paese, che ci porterà finalmente alle urne in un futuro più o meno prossimo.
Dando uno sguardo alla situazione politica attuale vediamo che, per un motivo o per un altro, i due principali attori di questa scena politica, il PD e il M5S, hanno qualche problema interno.
Governare logora” e al Partito Democratico sta succedendo proprio questo. Inoltre, Renzi è un tipo alquanto divisivo e l’aria che tira all’interno del partito non sembra essere delle migliori. Ancora non sappiamo se il PD continuerà a vivere così come lo conosciamo o se qualcuno dei contendenti interni tenterà una scissione. Nonostante questo l’area di CentroSinistra ha il vantaggio innegabile di avere fra le proprie file l’unico vero leader politico attualmente in campo. Non è un dettaglio.
I problemi dei 5Stelle derivano principalmente dall’inesperienza governativa. Esser arrivati al Campidoglio con Virginia Raggi ha fatto sì che su di loro si accendessero i riflettori. Vedremo cosa creerà nel Movimento questa lotta di potere a Roma e se Beppe Grillo riuscirà a tenere compatto il gruppo. Oltre a questi “piccoli” problemi, il M5S è quello che gode del miglior stato di salute. Il fatto di essere sempre stati all’opposizione del sistema li rende “vergini” dal punto di vista governativo.
Fra i due litiganti il terzo non riesce a godere: il blocco di quello che è stato per anni il CentroDestra non sta bene: I leader si litigano, la gente chiede qualcosa di chiaro da votare, nel paese c’è voglia di una alternativa conservatrice nuova; gli elettori sono disorientati da questa assurda miriade di partitini nati, ahimè, dalle ceneri del PdL.
Questo porta i nostri elettori ad affidarsi, in molti casi, a qualcuno di più affidabile oppure a restare a casa.
Nonostante tutto ciò, la fetta di elettorato attribuita dai sondaggi ad un possibile listone unico di CentroDestra è cospicua, ma numericamente molto lontana da quei milioni di elettori che dettero fiducia a PdL e Lega Nord.
Cercando di fare un’analisi del voto al referendum orientata al voto politico, possiamo notare alcune cose interessanti per chi, come me, vorrebbe la scesa in campo di un miglior CentroDestra.

1. La bassa affluenza non è un dato stabile. Il 70% degli elettori italiani si sono presentati alle urne per decidere sul futuro della nostra Costituzione. Probabilmente se ci fossero domani delle elezioni politiche molti di loro non saprebbero cosa votare. Manca una reale offerta politica per la nostra gente.

 

2. Dai dati dell’Istituto Cattaneo, ma anche da altre analisi che sono state fatte, vediamo che una bella fetta di quelli che erano gli elettori del partito unico di CentroDestra, PDL, hanno scelto di votare SI. Questo pone soprattuto una questione: i vari notabili del CentroDestra non riescono più a convincere quello che era il nostro storico elettorato. Oramai (per fortuna) l’elettore non vota “per partito preso” ma ragiona con la propria mente. Questo pone di sicuro lo sforzo di proporre soluzioni e proposte credibili e allo stesso tempo di creare luoghi di confronto con simpatizzanti ed iscritti, sempre che quest’ultimi ci siano ancora.

 
3. Un altro dato che possiamo dedurre dai sondaggi effettuati post-voto è quello sul voto al referendum per classi di età e di occupazione. Dalle tabelle qua sotto vediamo che soprattutto la fascia di popolazione più giovane è quella che ha bocciato la riforma costituzionale. È pacifico che questa espressione di voto abbia voluto bocciare anche l’operato di questo governo. Il CentroDestra sta proponendo un’alternativa credibile di governo agli under 35? In caso di risposta negativa o sarà qualcun’altro a proporre un’alternativa credibile (M5S?) oppure i “giovani” si asterranno dal voto. Stessa identica valutazione può esser fatta leggendo la tabella che analizza il voto per tipo di occupazione. Il CentroDestra propone un’alternativa credibile di governo? In questo caso la domanda dovrebbe esser posta in grassetto considerando che Autonomi e Casalinghe sono sempre stati un importante bacino per il CentroDestra.
 
Ripartire, ma come?
È necessario andare a parlare con i nostri (ex) elettori per capire che vorrebbero qualcosa di chiaro in cui identificarsi. I leader in campo ci sono (Salvini, Berlusconi, Meloni, Fitto, Toti, ecc) ma non hanno intenti comuni e creano nell’elettorato un disorientamento che spesso porta all’astensione.

Se hanno a cuore le sorti del CentroDestra e hanno l’obiettivo di tornare a governare devono fare uno sforzo, lasciare da parte i personalismi e creare un qualcosa di unitario. Un federazione di partiti, un partito unico o qualsiasi altra forma di organizzazione unitaria. Basta che alle prossime elezioni ci sia qualcosa di chiaro da votare che faccia andare i nostri elettori sereni alle urne. Ad oggi o ti riconosci nel Partito Democratico, o ti riconosci nel Movimento 5 Stelle o ti riconosci in cosa? Ci sono troppe sigle, troppa confusione. Spesso anche noi “addetti ai lavori” siamo confusi, figuriamo chi deve scegliere a chi affidare il proprio futuro.

 

Servono poche parole chiave programmatiche:

  • Meno tasse tramite l’abbattimento della spesa pubblica improduttiva.
  • Sicurezza.
  • Giustizia sociale.
  • Liberare l’economia da cavilli burocratici.
  • Lasciare libere le autonomie locali, primo, e spesso unico, avamposto di Stato e Democrazia.

Un Manifesto dei valori condivisi in cui riconoscersi, dieci punti semplici, comprensibili. Basta questo come programma elettorale.

Un partito/movimento/federazione di partiti con regole chiare e rispettate:

  • Primarie per la selezione della classe dirigente, dal più piccolo dei Comuni italiani al candidato al Parlamento Europeo.
  • Creare luoghi di confronto dove si possa discutere, interfacciarsi con i propri rappresentanti, chiedere spiegazioni.
  • Regole chiare fra gli alleati e basta inciuci con gli altri schieramenti, dal Parlamento ai Comuni.
  • Fuori chi sgarra o chi ha sgarrato, per troppi anni abbiamo avuto rappresentanti con qualche problemino giudiziario di troppo.
  • Premiare il merito, valorizzare chi amministra sul territorio, evitare candidati caduti dall’alto, democrazia interna.